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4 novembre 2019 - Le riflessioni del Sindaco Alfio Borletto e del Comitato Storico di Scalenghe

Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate nella memoria della Grande Guerra

Buongiorno a tutte le signore e i signori presenti, benvenuti.
Inizio il mio breve discorso con un ringraziamento doveroso e sincero, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale, ai rappresentanti di tutte le associazioni, alle associazioni d’arma, alle autorità militari, religiose e civili, ed a tutti i cittadini presenti.

In modo particolare rivolgo un ringraziamento a coloro che si sono adoperati per la realizzazione di questa celebrazione, i componenti del Comitato Storico: Livio Amparore, Candido Bottin, Oscar Bosso, alla Biblioteca Comunale, alla Piccola Corale di Scalenghe, al Gruppo Alpini, Al Consiglio Comunale delle ragazze e dei ragazzi, al Vice Sindaco Ezio Portis, Lucrezia e Chiara, e se ho dimenticato qualcuno, non me ne voglia.

E grazie a voi cari giovani: grazie per la vostra presenza! Voi non Dovete Dimenticare: CONOSCERE deve servire per interpretare il presente e programmare il futuro.

Eccoci nuovamente qui davanti al monumento ai caduti a celebrare con un giorno di anticipo la ricorrenza del 4 Novembre che come tutti sappiamo ci rammenta la fine della Prima Guerra Mondiale.
Tale data è divenuta FESTA DELL’UNITA' NAZIONALE e la giornata tradizionalmente dedicata alle FORZE ARMATE, che oggi sono al servizio della Pace, della sicurezza e spesso il loro impegno è volto anche a fronteggiare difficoltà naturali talora sconvolgenti.

In questa giornata vogliamo ricordare tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato la propria vita per un ideale di Patria e ricordiamo anche le persone che hanno sofferto per la perdita dei propri cari.

Dobbiamo dunque fermarci un attimo a ricordare rispettosamente i nostri caduti, capire il significato profondo dell'essere italiani. La commemorazione del 4 novembre rappresenta anche l'occasione preziosa per fermarci a riflettere sul senso della guerra, sempre ingiusta, sempre dolorosa, sempre crudele, sempre disumana, sempre sbagliata, sempre evitabile.

È una riflessione che deve rafforzare in noi un forte sentimento di ripudio verso la guerra e una forte volontà di coltivare sempre la pace, il rispetto per gli altri, la democrazia, e una chiara determinazione a mettere in pratica questi valori nella nostra vita di tutti i giorni.
Dobbiamo operare insieme per garantire i valori di libertà e di democrazia.
Dobbiamo credere uniti nei valori e nell’umanità di ognuno di noi.
Dobbiamo dare di più senza riserve, per un futuro migliore delle generazioni future.
Dobbiamo onorare questa giornata con un costante impegno per la Comunità, donando ove è possibile del tempo per gli altri, perché un futuro migliore dipende anche da noi. 

Concludo con un frase citata da una persona sicuramente più autorevole di me, il presidente americano John F. Kennedy: 
NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUO FARE PER TE,
CHIEDITI COSA TU PUOI FARE PER IL TUO PAESE.

Vi auguro ogni bene, viva i nostri caduti, viva i nostri cittadini, viva l’Italia.

Il Sindaco, Alfio Borletto

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Quella del 4 novembre è l’unica ricorrenza civile italiana che ha resistito alle trasformazioni del nostro Paese e che si celebra sin da quando l’Italia era una monarchia. Ció è dovuto al fatto che la prima guerra mondiale ha inciso nella vita delle generazioni che l’hanno vissuta, in una misura talmente profonda, che l’effetto delle sue conseguenze si è mantenuto nei decenni e in parte permane ancora oggi a un secolo di distanza. Naturalmente questa ricorrenza con il tempo ha parzialmente mutato il suo significato e se all’inizio è nata come celebrazione della vittoria italiana sull’Austria-Ungheria, da qualche anno ha assunto il più ampio significato di festa dell’unità nazionale e delle forze armate. 

Infatti con la grande guerra si è completato per il nostro paese un percorso iniziato a metà dell’800 con le guerre risorgimentali. Ma nelle trincee del 15-18 è nata soprattutto quella consapevolezza di essere italiani che prima mancava del tutto. Nel 1915 l’Italia era una nazione giovane, senza la piena coscienza di sé, percepita dalla maggior parte delle persone come il regno dei Savoia, messo insieme 50 anni prima in maniera anche un po' artificiosa. 

Poi sul fronte arrivarono milioni di uomini, siciliani, lombardi, pugliesi, umbri, sardi, insomma giovani di tutte le regioni che combattendo insieme con la stessa divisa e per la stessa bandiera, cominciarono a farsi italiani. Le trincee furono il primo laboratorio dell’Italia unita, anche dal punto di vista linguistico, laddove contadini e operai, arrivati con la sola lingua madre del dialetto, dovettero iniziare a parlare anche l’italiano per comprendersi fra loro e con i loro comandanti.

Osservandola in questa prospettiva, si puó anche riuscire a trarre qualche elemento positivo dalla Grande Guerra, perché durante quel conflitto emersero tra i soldati e anche nella popolazione civile, alcune virtù che sarebbe utile far ritornare vive anche nel tempo attuale.

Prima fra tutte il senso del dovere e il principio di servizio alla patria, che allora veniva espresso nel massimo sacrificio di mettere in gioco la propria vita, spesso perdendola. Oggi questo principio sovente manca nella società civile, dove prevalgono semmai opportunismo e personalismo, ma fortunatamente ci sono corpi dello Stato, come i carabinieri, la polizia, i vigili del fuoco, le forze armate in generale, dove lo spirito di servizio si trova sempre al primo posto e proprio in quegli uomini che ne costituiscono la base. 

Un altro elemento importante è quello del rispetto della patria, parola che molti sentono lontana, antiquata, ma che rappresenta il fatto di sentirsi nazione, l’avere, diceva Manzoni, una unità d’arme, di lingua, d’altare, di memoria, di sangue, di cor, concetto che in parole più elementari si traduce nel fatto di remare tutti dalla stessa parte, lavorare, amministrare, studiare, comportarsi per raggiungere un obiettivo comune che poi è quello di migliorare sempre di più le condizioni complessive della società in cui siamo nati e in cui viviamo.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario che si coltivino degli ideali comuni e riproporre annualmente e nel tempo celebrazioni come il 4 novembre che attraverso l’uso di simboli: l’Ara della vittoria, l’Alzabandiera, il corteo, la musica, i canti degli Alpini, visti nel loro più alto significato, contribuiscono a rafforzare questi ideali.

Le generazioni che hanno vissuto nella prima metà del novecento, hanno superato due guerre mondiali, il fascismo, fame, povertà, difficoltà di ogni genere, ma con la volontà e l’impegno hanno ricominciato da zero, consegnandoci l’Italia e l’Europa in cui viviamo ora.

Tutti noi siamo partiti da una situazione molto più favorevole rispetto a loro, pertanto nel lasciare in eredità il mondo a chi verrà dopo, abbiamo un compito enormemente facilitato. Guardare ai soldati dentro le trincee del 15-18 ci deve servire proprio a questo. 

E’ evidente, dunque che l’eredità della Grande Guerra ha rappresentato, con tutte le sue tragedie e le sue conseguenze, un momento centrale e determinante nella storia europea. Questo conflitto ha segnato un prima e un dopo nella storia umana. E’ stata una fornace nella quale il mondo che aveva dominato e governato l’Europa si è definitivamente collassato per lasciare spazio ad un’anarchia che ha portato alla nascita di movimenti, poi divenuti regimi- fascismo, nazismo, comunismo sovietico- che, come ben sappiamo, avrebbero determinato la storia mondiale per tutto il novecento.

I primi 50 anni del novecento non sono un periodo di cui si debba avere nostalgia, ma sono un periodo dal quale non bisogna mai distogliere lo sguardo. I recenti avvenimenti in Europa e in Medio oriente, ci stanno dimostrando che dalla storia e dagli errori non si impara mai a sufficienza e che in maniera sistematica ci sono governi e forze politiche che cercano di proporre e di imporre logiche di predominanza o di sopraffazione dalle quali è assolutamente necessario rifuggire.

Il Comitato Storico di Scalenghe

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