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4 novembre 2021: le riflessioni del Comitato Storico

Care ragazze e cari ragazzi,

oggi è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che si celebra in questa data a ricordo del 4 novembre 1918, giorno in cui ebbe termine la prima guerra mondiale. Cento anni sono trascorsi da allora, il tempo di quattro generazioni, dunque per quale ragione puó essere importante ricordare la fine di una guerra che si è combattuta così tanto tempo fa? 

Dobbiamo partire dal presupposto che ogni Paese ha nella sua storia delle date che sono particolarmente significative, in quanto ne rappresentano l’identità e la memoria collettiva, momenti che ne hanno segnato passaggi fondamentali e che è giusto conservare e riproporre alle nuove generazioni. Infatti ogni Nazione è composta da un popolo non è solo un insieme di persone che abitano in un certo territorio, ma è una collettività umana che ha un riferimento comune ad una propria lingua, cultura, tradizione storica.

Un popolo, se ha una ragione comune e un ideale che lo sostiene, è capace di grandi sacrifici e di superare insieme momenti molto difficili e certamente una guerra così estesa come fu la Grande Guerra rappresenta in maniera molto forte proprio uno di questi momenti.

Tutti coloro che hanno più di 50 anni, hanno conosciuto nella loro infanzia o giovinezza almeno un nonno o bisnonno o zio che ha combattuto nella prima guerra mondiale. E non c’è alcuna famiglia in Italia che non abbia avuto un caduto o un ferito in questo conflitto. Questo fatto, oltre a rendere le dimensioni del conflitto, ha reso per molti decenni gli italiani vicini alla Grande Guerra. I racconti di questi reduci, scaldavano le serate nelle case e in tutti si percepiva allo stesso tempo la tragedia della guerra, ma anche l’enorme senso di orgoglio per avere fatto il proprio dovere per la propria patria, anche se questo era costato grandi sacrifici e sofferenze.

Oggi, dato il tempo trascorso non è più così, ossia non si possono più ascoltare i racconti dei protagonisti, ma spetta proprio alle generazioni che ancora li hanno sentiti, di trasmettere ai più giovani i valori su cui si fonda il nostro Paese e la memoria dei fatti storici che, nel bene e nel male, ci rendono quali siamo oggi.

Dunque la celebrazione del 4 novembre assume vari significati che vanno oltre il semplice fatto storico della fine della prima guerra mondiale.

Intanto è la giornata dell’Unità Nazionale: con la Grande Guerra, l’Italia completó il suo percorso di unificazione, che era iniziato nella prima metà del '800 e che per la prima volta dai tempi degli antichi romani l’aveva portata ad essere uno Stato unitario, una Nazione, così come sostanzialmente la conosciamo ancora oggi e, come detto, conoscere l’origine del Paese in cui siamo nati e dove viviamo non puó mai essere un elemento secondario nella vita di noi cittadini.

In secondo luogo è la giornata delle Forze Armate - ossia l’Esercito, i Carabinieri, l’Aeronautica e la Marina Militare - che insieme ad altre essenziali componenti dello Stato, si pongono al servizio della Nazione e dei suoi cittadini nelle più svariate situazioni, dalla sicurezza del territorio, alle calamità naturali, alla lotta contro la malavita e sono essenziali e determinanti per il funzionamento della società civile.

Infine c’è il tema della memoria: è questo un elemento essenziale nella società. La memoria è rispetto per chi ha combattuto per semplice senso del dovere, quando sicuramente avrebbe preferito vivere la sua vita sereno e lontano dai pericoli; ma anche rispetto per chi ha sopportato in maniera indiretta le conseguenze della guerra; genitori che hanno perduto figli, mogli che hanno perduto i mariti, figli che sono rimasti orfani e che dopo, in silenzio, hanno continuato la loro vita senza polemiche, magari tra mille difficoltà. La memoria è peró anche comprendere le ragioni di una guerra e le sue conseguenze. Infatti anche se una guerra, come un film, ha un inizio e una fine, le sue conseguenze sono durature nel tempo. Dalla prima guerra mondiale sono conseguiti tutti i totalitarismi del secolo scorso: fascismo, nazismo, comunismo e poi un’altra guerra, ancora peggiore di questa.

Il rischio che certe situazioni ritornino è purtroppo sempre attuale. Dopo molti anni trascorsi in relativa tranquillità è molto più facile che le cose lontane siano dimenticate. L’Italia per sua fortuna vive in pace da 76 anni, nessuno di noi ha conosciuto la guerra e proprio questa distanza fa sì che nessuno senta il pericolo che accada di nuovo. Peró la storia ha insegnato che le cose possono ripetersi soprattutto quando c’è indifferenza e mancanza di conoscenza.

E’ per queste ragioni che non bisogna dimenticare ció che è accaduto per non ripeterlo e cercare, per quanto possibile, di essere migliori.

Vogliamo ancora ricordare che quest’anno ricorre il centenario del Milite Ignoto. Il Milite Ignoto è il corpo di un soldato non identificato, raccolto su uno dei tanti campi di battaglia della Grande Guerra e scelto fra altri undici, da Maria Bergamas, una madre che aveva perso il proprio figlio in guerra. Nel 1921 la bara del Milite Ignoto fu trasportata a Roma e posata nell’Altare della Patria, dove tutti possiamo andarla a visitare. Da cento anni una fiamma eterna arde sulla sua tomba, che è simbolo di tutti i 650.000 morti della guerra.

Al Milite Ignoto nessun nome appartiene, perché è suo il nome di tutti i soldati d’Italia e il Milite Ignoto ci ricorda che non c’è coesione nazionale senza il riconoscimento di un comune sacrificio.

Il Comitato Storico di Scalenghe

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